Anche se tutti cambiano, dimenticano, cianciano, stravolgono il passato, proprio ed altrui, IO NO !

venerdì 3 marzo 2017



NON TROVERETE I LORO NOMI 
SUI LIBRI DI STORIA, 
DI TANTI DI LORO 
NON TROVERETE I LORO NOMI NEMMENO SUI LIBRI
DI QUESTA "NUOVA DESTRA"
SERVA DEL SISTEMA, 
PER QUESTO PARLIAMO DI LORO
ONORE AI CAMERATI CADUTI



PIANTA DELLA CITTA’ DI ROMA
I QUARTIERI DOVE SONO STATI
ASSASSINATI I CAMERATI


ROMA 8 APRILE 1949 I FUNERALI DI ACHILLE BILLI
 La storia di Achille Billi, morto il 5 aprile del 1949 a Roma
Terminata da poco la seconda guerra mondiale, migliaia di giovani ripresero alcune intuizioni del Regime Fascista appena caduto. I reduci della RSI, decisero di dar vita, cosi, ad un nuovo partito dal nome “Movimento Sociale Italiano” con a capo uno dei leader più carismatici: Giorgio Almirante. In quel periodo, il neofascismo fu  un fenomeno nebuloso,  spesso si muoveva senza alcuna organizzazione e ben diverso dalla preparazione militare dei comunisti  in Emilia Romagna. A Roma, come in altre città italiane, il clima era molto teso. Manifestazioni non autorizzate, pestaggi, attentati dinamitardi erano alla base della vita quotidiana. Non mancò il primo caduto di quella stagione. Il 5 aprile 1949, Achille Billi, poco più che ventenne, fu assassinato con un colpo di pistola, Beretta calibro 9, alla nuca e imbavagliato con un fazzoletto tricolore. Il suo corpo fu avvistato da un carabiniere in servizio presso la Marina Militare che giaceva su una barca alla deriva del fiume Tevere. Nato nel 1929, ex volontario della RSI nel battaglione San Marco, iscritto nelle fila del Movimento Sociale Italiano/Arditi d’Italia e militare di professione, Achille Billi, fu considerato uno dei primi caduti del Msi, il primo “Cuore Nero” della storia politica italiana. Al suo funerale, l’8 aprile, quando il feretro uscì dalla chiesa del cimitero di Verano, migliaia di giovani alzarono il braccio per l’ultimo saluto: il saluto romano. La scena fu immortalata dai fotografi presenti alle esequie, e una di quelle fu pubblicata, un mese dopo, su una riviste americana “Life” come copertina settimanale . Il delitto Billi, non fu mai risolto, anzi, passò da omicidio a suicidio. A sostenere questa tesi  fu il Questore di Roma, Saverio Polito, che in un primo momento parlò subito di delitto politico,  otto giorni dopo, presentò alla stampa un dossier nel quale evidenziava che Achille Billi si era suicidato. Come può un uomo, tenere la pistola nella mano destra e puntarla alla parte sinistra della nuca? Mistero.
FONTE: http://www.atuttadestra.net/index.php/archives/9733



FUNERALE DEI FRATELLI MATTEI


NOI NON DIMENTICHIAMO
Gli assassini impuniti....anche quelli di stato!
I responsabili politici di ieri...
e pure quelli di oggi!
I traditori di quei giorni......
e quelli di oggi!
Acca Larentia : cosa commemorano gli esponenti del potere?
Il 7 gennaio 1978, nella sede del MSI, venivano assassinati dalle brigate rosse Bigonzetti e Ciavatta mentre il camerata Recchioni veniva freddato da un ufficiale dei carabinieri con un colpo di pistola mirato, nel corso degli incidenti successivi. Camerata Recchioni, si proprio, come gli altri due.
Perché Fascisti erano e tali si sentivano.
E perché, in quanto Fascisti, 
sono stati assassinati.
E da Fascisti e come Fascisti
 dovrebbero essere commemorati.
Certamente qualcuno lo farà,
 lì dove sono caduti.
ONORE AI CADUTI
 DI ACCA LARENTIA!
ED A TUTTI GLI ALTRI MARTIRI ....

La tomba di Leda Pagliuca e di suo figlio Riccardo Minetti,
 membro di Avanguardia Nazionale,  
morto “suicida” nell’aprile del 1978
 in circostanza misteriose nel carcere di Regina Coeale 


Lo Specchio - 11 maggio 1975 

FUNERALI DI FRANCESCO CECCHIN

La tomba di Sergio Ramelli a Lodi
 il cielo grigio di nuvole e la comunità

Ci arrivi sempre un po’ prima, al Cimitero Maggiore di Lodi. La mattinata di fine aprile sembra quella di un giorno di autunno: il cielo grigio di nuvole, con qualche goccia che cade, forse si è commosso. Lui come tanti ogni anno e ancora fra poco. Te lo fai da solo il sentiero di ghiaia sotto gli alberi, per arrivare davanti a quella foto e a quella lapide: Sergio Ramelli 8 luglio 1956 -29 aprile 1975. Ci vai da solo perché dopo tanti anni, dopo aver ripercorso infinite volte quella storia, Sergio Ramelli puoi dire di conoscerlo come un amico. Ed allora precedi gli altri per guardarlo negli occhi, attraverso quella foto in bianco e nero, da cui ti scruta malinconico e forse un po’ enigmatico. Ti fai il segno della croce. Preghi. Poi scatti sull’attenti e saluti romanamente. Sì, come quando eri ragazzino. Un paio di persone nei dintorni ti guardano basite, forse con disprezzo. Ne ridi di gusto, come quando eri ragazzino. Torni all’ingresso. Stanno arrivando gli altri. All’inizio era Alleanza Nazionale ad organizzare questo evento. Ora non si sa bene quale sigla abbia il cappello da metterci su. Si viene qui e basta. Ci sono quelli di Fratelli d’Italia e quelli di Lealtà Azione. Ci sono quelli che non fanno più politica da quando si è sciolta An. Ci sono quelli che prima erano di Forza Italia e chi era Sergio Ramelli l’han saputo solo qualche giorno fa. Ci sono quelli che son rimasti nel Pdl ma oggi non potevano mancare. Ci sono i vecchi missini. Ci sono i militanti del Fronte della Gioventù che scortarono il feretro al cimitero. C’è il signore anzianissimo che a 16 scappò di casa per combattere per la Repubblica Sociale e c’è quell’altro che ha iniziato nel ’45 con l’Uomo Qualunque e non ha ancora smesso. C’è il gentiluomo monarchico e il professore liberale che si erano aggregati ai tempi della Destra Nazionale o della svolta di Fiuggi, che tutto sono fuorché “fascisti”, ma che, uomini d’altri tempi, portano con sé quella moralità che permette ancora di indignarsi di fronte a cotanta brutalità. C’è quello che prima era della Fiamma Tricolore e quello che stava in Forza Nuova. C’è quello che alla fine ha messo su famiglia e non si è più visto. C’è la “vecchia guardia” di Azione Giovani e ci sono i ventenni che iniziano ora a muovere i primi passi della militanza. Sono i fili di un arazzo, le tessere di un mosaico che si ricompone qui ogni anno. Vengono distribuiti i tricolori. Ci si mette in fila. Il corteo si incammina. Arrivate lì davanti. Vi disponete in cerchio attorno alla lapide. Più in là i ragazzi di Lealtà Azione montano il picchetto d’onore. Iniziano i discorsi. Viene letto il messaggio che poi verrà deposto accanto alla fotografia. I “reduci” piangono il loro antico camerata. Qualcuno piange ancora a sentire per l’ennesima volta quella storia, qualcun altro piange a sentirla per la prima volta, qualcuno piange per essere venuto a conoscerla solo adesso. E poi chi crede si fa il segno della croce e prega, chi non crede medita in silenzio. Qualcuno, sì, fa pure il saluto romano. Ci sono i giornalisti della stampa locale che scrutano, un po’ disorientati: si aspettavano qualcosa di paramilitare, discorsi tracimanti odio e violenza, si aspettavano quattro vecchiacci rimbambiti e un paio di giovinastri ignoranti e volgari. Delusione cocente. E ora cosa scriveranno? Viene chiamato il “Presente!”. Si fa un minuto di silenzio. La mente ti corre a quando, giovane neofita, passavi ore a leggere i libri degli “autori di Destra”. Da qualche parte avevi letto qualcosa sulle comunità tradizionali: diceva pressappoco, che tutte le civiltà nascono e si sviluppano attorno alla tomba dell’Eroe, attorno alla quale si celebrano i riti che rinnovano il giuramento di fedeltà da cui nasce la comunità. Eccoti qui, presente a quel rito. La comunità non è il partito, esiste prima ed a prescindere da esso, e l’appartenenza non la fa certo una tessera del portafoglio. Finché questo giorno si ripeterà in questo modo, con le lacrime che sgorgano dagli occhi ed il cuore che pulsa, nulla sarà perduto. Ti volti un’ultima volta. Sergio, dalla foto in bianco e nero, sembra avere capito il tuo pensiero, e ti strizza l’occhio…
Di Paolo Maria Filipazzi
Pubblicato il 29 aprile 2013 da BARBADILLO.IT


1977 SETTEMBRE
Campo scuola MSI Sperlonga - Angelo Mancia il secondo da destra

1977 SETTEMBRE
Campo scuola MSI Sperlonga - Francesco Ciavattail terzo da destra